Il (grande) concerto dei Blur a Lucca
“Tender is the night, lying by your side”. Inizia così il penultimo pezzo in scaletta di un concerto che si sarebbe potuto prolungare fino all’alba. Tender è una delle più grandi canzoni d’amore di tutti i tempi e il momento in cui Lucca e i Blur si sono fusi in una sola cosa, tanto da rendere l’ultimo magnifico giro con The Universal quasi di troppo e costringere prima Albarn, Coxon e gli altri a concedere al pubblico tre giri di ritornello a cappella prima di potersi riprendere la scena. Erano loro ad accompagnare noi, per un attimo era il nostro concerto e loro il nostro pubblico. È una magia che solo ai Beatles avevo visto fare in vita mia, al Live 8 ad Hyde Park quando Paul McCartney chiuse la maratona di concerti con Hey Jude e fino alle prime luci del mattino centinaia di migliaia di spettatori si riversarono nelle strade di Londra cantando a squarciagola il ritornello. Così sentivi Hey Jude all’uscita dalla metro, la sentivi nella rampa delle scale dell’ostello, la sentivi dentro e in qualche modo non ti ha più lasciato. Avevo 18 anni, il mio primo grande concerto (realizzai solo dopo anni, quanto) e dopo aver passato la mia adolescenza ad ascoltare musica in una stanza capii che la musica avrebbe potuto salvare non solo me ma il mondo intero. Così due ore dopo la fine del concerto in Via del Fosso sentivi ancora passanti canticchiare “Come on, Come on, Come ooonnn…”, nessuno riusciva a smettere anche ierisera anche se non era Londra ma Lucca, anche se non era il Live 8 ma il fottuto – per chi non può pagare per i posti migliori – Lucca Summer Festival, anche se non erano i Beatles… Ma erano i Blur. Dopo di loro, la più grande band pop inglese e se qualcuno aveva dubbi in proposito ierisera si è schiarito le idee. Nella foto, Damon Albarn ci urla che l’amore è la cosa più grande che esiste e noi obbediamo.
