Dall’Afghanistan a Montecatini Terme

Un gruppo di afghani sono stati accomodati in un albergo a due passi dal mio studio e da casa dei miei genitori. Al loro arrivo non avevano niente con sé ed è stata indetto un appello a donare vestiti alla cittadinanza, peraltro prevalentemente su posizioni di destra sui temi dell’immigrazione. Dopo 24 ore l’appello ha cambiato segno: grazie ma basta con le donazioni perché siamo sommersi. Dopo la quarantena fiduciaria ieri è stato il primo giorno in cui sono potuti uscire dalle loro stanze per affacciarsi nel paese che li ha accolti e un vicino ha riferito di come si fossero vestiti eleganti per questo primo appuntamento con l’Italia. Un dettaglio che a me trasmette una tenerezza abissale, e di cui sarebbe bello essere all’altezza. E ancora, quando ieri sono uscito dal mio studio sono passato davanti all’albergo con l’auto. Alcuni bambini afghani giocavano per strada sotto lo sguardo dei genitori. Le stesse strade in cui sono stato l’ultima generazione a giocare, prima dell’avvento massivo dell’intrattenimento digitale. Non voglio dire altro oltre a riportare questi fatti, perché da due anni viviamo sommersi da notizie eclatanti che muovono reazioni forti, e che non ci stanno facendo bene. Pur assurdamente la vita va avanti. Pur seguendo evoluzioni spesso tragiche, le strade del mondo continuano e continueranno ad ispirare avvenimenti a prima vista ben più banali e che eppure sono così preziosi.

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