“Scrivilo che ti passa”, un intervento di Poetry Therapy in un liceo di Milano

Tra i diversi percorsi di poesiaterapia che ho ideato e condotto nelle scuole in questo ultimo anno scolastico, ce n’è uno in particolare intitolato Scrivilo che ti passa, ideato da Dome Bulfaro e tenuto presso l’Istituto Russell-Fontana di Garbagnate-Arese (MI), che ha evidenziato quanto fosse fondamentale attivare azioni inclusive di tipo creativo-terapeutico, integrate con la didattica tradizionale.
Come ha scritto Dome nel suo report per la rivista italiana di Poetry Therapy, di cui sono membro del comitato scientifico: “Il corso era aperto a tutti e non necessariamente ad alunne/i BES (Bisogni Evolutivi Speciali), DVA (Diversamente Abili) o DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Undici studentesse/i di prima superiore (14 anni) hanno avuto il coraggio e l’intelligenza di sfruttare al meglio questa opportunità di prevenzione primaria e sostegno al disagio giovanile, nella consapevolezza che tutti gli esseri umani hanno delle fragilità. Sei fra questi undici hanno concluso il loro percorso proponendo propri testi in un video che comunica tutta la loro voglia di giocare, osare e soprattutto di aiutare gli altri, liberi dal timore di essere giudicati.
Il percorso di scrittura per prendersi cura di sé, ha avuto cadenza settimanale nell’arco di tre mesi (marzo-maggio 2021), ed è avvenuto in remoto (eccetto le riprese video) a causa delle restrizioni covid. Ha previsto la creazione di propri testi, scritti e detti, che li hanno messi nelle condizioni di esprimersi pienamente, aiutandoli a crescere, a diventare più consapevoli e, in definitiva, a stare molto meglio. Il percorso, nel quale gli undici componenti hanno mostrato un’esponenziale crescita empatica, si è avvalso di un adeguato supporto psicologico ed è stato monitorato del tramite questionari quantitativi e qualitativi”, da parte mia e della Dr.ssa Nicole Bizzotto.
Gli obiettivi del laboratorio erano: creare uno spazio di libertà in cui incoraggiare l’immaginazione e la poeticità dell’espressione oltre gli ostacoli consumati della quotidianità; potenziare le risorse di autoriflessione nei partecipanti; fornire ai partecipanti uno strumento esportabile oltre gli spazi e i tempi preposti. Abbiamo tratto i temi dei singoli laboratori dalla letteratura scientifica e dalla nostra inventiva, accogliendo in un caso anche la proposta tematica di un partecipante.
Così ogni martedì pomeriggio riunivamo i partecipanti proponendo un tema sempre diverso a partire da regole comuni e costanti: si scrive ognuno per conto proprio chi se la sente legge al gruppo il proprio racconto e chi ascolta non giudica ciò che l’altro racconta di sé. Laddove il tema del giorno non fosse di immediata comprensione è stato proposto un briefing collettivo per accendere le idee. Inoltre all’inizio e alla fine di ogni incontro vi è sempre stato un momento di confronto per conoscere la “temperatura” emotiva del gruppo rispetto al loro momento individuale, al laboratorio e al singolo tema proposto ed elaborato. La musica, la fotografia e l’ambiente sono stati impiegati occasionalmente come facilitatori.
Un gruppo straordinario di partecipanti ha fatto il passo più importante, raccontandosi con una generosità straordinaria e configurando il laboratorio come uno spazio per esprimere se stessi, in cui far confluire vissuti inespressi con piena fiducia nell’altro. Con queste premesse la nostra conduzione si è fatta via via più leggera grazie alla confidenza crescente nelle dinamiche spontanee del gruppo, che dopo pochi incontri è stato assorbito completamente dal laboratorio e si è impegnato autonomamente a mantenere un clima ideale.
Al termine del laboratorio ci siamo interrogati coi ragazzi se fosse di loro interesse pubblicare i loro scritti come testimonianza di questa esperienza condivisa e tutti hanno concordato con entusiasmo. L’elemento distintivo è la freschezza rara di chi non ha mai usato prima d’ora la parola scritta per raccontarsi, quel senso di feconda novità di chi si affaccia per la prima volta alla possibilità di raccontarsi attraverso la scrittura.
Di seguito il link in cui poter prendere visione dei testi attraverso i corpi dei loro autori. Cliccare sull’immagine per aprire il video:

A cura di Dome Bulfaro (responsabile progetto), Luca Buonaguidi (supervisione psicologica), Nicole Bizzotto (ricerca scientifica), Matteo Andrian (videomaking).

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