Uno degli aspetti più sorprendenti e terapeutici del mio lavoro

Uno degli aspetti più sorprendenti e terapeutici del mio lavoro come psicologo è quanto sia efficace per i pazienti la possibilità di raccontare la propria storia, al di là di qualsiasi altro intervento con la persona. Cosa siamo infatti se non l’insieme degli atti compiuti e mancati nella nostra vita? Sembra una riflessione ovvia eppure mi sembra evidente che al di là degli strumenti più utili nell’incoraggiare questa esplorazione del proprio vissuto, in particolare l’utilizzo della scrittura che è centrale nel mio approccio e su cui già vi tedio a sufficienza, sia rilevante notare una credenza davvero nefasta e per me irrealistica. Ovvero, che a nessuno interessi la nostra storia. Ecco che permettere di raccontarla, se non di scriverla, senza timore del giudizio possa offrire alle persone non soltanto la possibilità di prendere consapevolezza del proprio vissuto, ma anche di sconfessare la credenza accessoria che a nessuno interessi chi siamo davvero. Questa credenza è supportata da una società che ritiene superfluo tutto ciò che non si può capitalizzare all’interno di una performance sociale; pensiamo che le tante piccole memorie che possono aiutarci a ricordare chi siamo non interessino agli altri, perdendo così la capacità di riattivarle come mappe emozionali utili ad orientarci in un mondo sempre più complesso. Poiché la stanza della seduta è anche una palestra di relazione da cui esportare ciò che ci fa stare meglio, quando le persone sono sufficientemente incoraggiate ad essere ciò che faticosamente riescono a darsi la possibilità di essere con lo psicologo, possono permettersi di farlo anche con le persone che hanno intorno. Allora accade sempre questo piccolo miracolo, benefico come solo il respiro che spesso dimentichiamo di darci tra un pensiero e l’altro: la sensazione di poter esistere davvero, così come siamo. Che non dobbiamo essere perfetti, aderire ai modelli chi ci vengono proposti eccetera, per riconoscerci. Ecco cosa può essere nella vita di una persona la possibilità di raccontarsi offerta in un momento delicato della propria esperienza: un certificato di degna esistenza rilasciato ad ogni incontro con qualcuno che ci ascolti davvero, proprio quando ne abbiamo più bisogno.

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