Anche i francesi hanno avuto il loro Franco Basaglia

Un pezzo strepitoso di Salvatore Setola, mio amico e autore con cui ho condiviso tre pubblicazioni e il progetto Ambulance Songs. Salvatore è uno storico dell’arte, con cui condivido soprattutto lo sguardo sul mondo.

“Anche i francesi hanno avuto il loro Franco Basaglia. Di mestiere faceva il pittore, forse il più grande del Romanticismo francese. Theodore Gericault fu una sorta di rockstar maledetta ottocentesca: tormentato e immorale, ossessionato dal macabro e della morte (tanto da prendere in prestito dei cadaveri dall’obitorio per studiarne l’incarnato livido che riprodusse nei naufraghi della “Zattera della Medusa”), morì a 33 anni dopo essere sprofondato in bancarotta e nella depressione. Intorno al 1819 aveva provato a uscirne facendosi seguire dal dottor Etienne Georget, astro nascente della psichiatria dell’epoca. Fu in quell’occasione che Gericault cominciò a frequentare gli ambienti manicomiali interessandosi ai “pazzi”, di cui realizzò una decina di ritratti confluiti nella serie dei monomaniaci.
Non era certo la prima volta nella storia che un pittore dipingeva la follia. Lo aveva fatto Bosch con “La nave dei folli” e “L’estrazione della pietra della follia”, utilizzando tratti deformanti e caricaturali che ne segnavano lo scarto rispetto alle persone normali. Lo aveva fatto Brueghel, incarnando in “Margherita la pazza” il delirio di avidità umana che conduce alla guerra e alla devastazione. Lo aveva fatto William Hogarth, facendo finire la “Carriera di un libertino” dentro un manicomio, come monito del destino a chi volesse intraprendere una vita dissoluta.
Gericault, però, fu il primo pittore a dare ai folli dignità ritrattistica, e di conseguenza dignità umana. Li raffigurò a mezzo busto, ruotati di tre quarti dietro un sfondo neutro, come nella tradizione inaugurata quattrocento anni prima da Antonello da Messina. Ne indagò i moti dell’animo, l’abisso dei loro sguardi ma anche la fragilità che ci accomuna tutti. Li piazzò davanti ai nostri occhi, come uno specchio, per farli dialogare con noi. Non c’è nessuna differenza tra una cleptomane, un giocatore d’azzardo, un rapitore di bambini e, chessò, il vescovo Bernardo De Rossi dipinto da Lorenzo Lotto. Non c’è derisione o condanna morale, bensì partecipazione ed empatia.
Se Franco Basaglia fu colui che chiuse i manicomi in Italia, Theodore Gericault col suo sguardo, i manicomi, li aprì davvero.”

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